Investimenti in Albania, il (non) ruolo dell’Italia

a cura della redazione di Perqasje.com

Mentre in Italia, su proposta del Vicepremier grillino Luigi Di Maio, è stato deciso un decreto legge che renderà meno conveniente delocalizzare all’estero un’impresa italiana, in Albania il problema è esattamente l’opposto: come far sì che una grande azienda del Bel Paese investa nella terra delle Aquile portando con sé la tradizione del migliore made in Italy a presidiare un mercato da sempre nostro vicino di casa e, quel che più importa o dovrebbe importare, filo-italiano.

Secondo un’indagine, emerge che la Grecia, Paese ritenuto il fanalino di coda dell’Europa UE, è di gran lunga la prima nazione investitrice in Albania, a fronte di un misero quinto posto italiano.

Il rapporto di import-export ci vede alla pari, ma per quel che riguarda gli investimenti nei settori strategici l’assenza dell’Italia fa assai rumore. Ancor più se si considera che l’Albania è universalmente nota per essere un giacimento naturale di materie prime sia agricole che energetiche e minerarie.

Ma è proprio tutta colpa del Governo italiano? Se da una parte va detto che a volte il rapporto fra promozione di eventi iniziali e investimenti economici finali appare inversamente proporzionale in Albania (ossia, più sono i primi e meno sono i secondi) dall’altra non sarebbe esente da responsabilità il governo albanese.

Il condizionale è d’obbligo perché va detto che la Ministra per la Tutela delle PMI, On. Sonila Qato, ha tenuto a sfatare o smentire alcuni luoghi comuni che vorrebbero l’Albania, governata dai Socialisti, alla stregua di un “inferno fiscale e burocratico”, e ha ricordato – proprio nel settore degli investimenti di importanza strutturale – l’operazione Snam per la rete di distribuzione del gas in accordo con la locale Società di Stato Albagaz.

Eppure gli operatori economici italiani insistono sulla accentuazione dei fattori sfavorevoli ai piani di investimento.

“L’Albania è ritenuta universalmente un giacimento idrico e petrolifero di grande rilievo in Europa – ci spiegano alcuni di loro – Allora bisogna chiedersi come mai grandi società come Enel ed Eni preferiscano investire in Brasile e nell’Africa centrale, in contesti quindi certamente non facili e radicalmente diversi da quello europeo, e non abbiano alcuna diretta presenza industriale in Albania”.

Il pregiudizio? Non c’entra nulla, “è una questione di certezza delle regole – ci viene ancora spiegato con dovizia di esempi pratici – E qui in terra albanese basta un titolo esecutivo, emesso da un giudice compiacente e affidato a un ufficiale giudiziario privato operatore, per bloccare un’attività imprenditoriale e favorire la concorrenza sleale. Se Eni, per esempio, preferisce investire nel Congo Belga o nella Nigeria, è perché, paradossalmente, questi Paesi africani offrono garanzie non esistenti in Albania”.

Proprio su questo tema è intervenuta su Radio Radicale, intervistata da Artur Nura, la stessa Ministra Qato, la quale ha dichiarato consapevolezza in merito al problema e assunto impegni risolutivi attraverso i processi di riforma avviati.

Tuttavia secondo gli operatori italiani occorre fare di più, e vi sarebbe stato un arco di tempo di ben 5 anni per agire. “Nel 2013, appena insediato, il premier Rama disse in pubblico che avrebbe sì aumentato le tasse formali con la promessa di eliminare però quelle informali, ossia i costi occulti sull’economia, dicendo che il saldo sarebbe stato nettamente a favore delle imprese in termini di competitività. Le prime sono naturalmente aumentate, le seconde però sono rimaste. Nessuno di noi mette in dubbio la validità e la buona fede e volontà della Ministra per la difesa delle imprese. A Lei chiediamo: dal 2013 a oggi si sono veramente create le condizioni per fare del business sano in Albania?”.

Un appello che, diretto al Governo albanese, finisce con l’investire anche le Istituzioni del Governo italiano. Il nuovo Primo Ministro a Roma, Professor Giuseppe Conte, all’atto del proprio insediamento a Palazzo Chigi, ha dichiarato che sarà “l’avvocato difensore dei Cittadini italiani”, intesi quindi come consumatori, contribuenti, risparmiatori e investitori. Assumerà una tale veste e funzione patrocinante anche per gli investitori italiani in Albania?

 

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