Emigrazione albanese. Via in 330 mila negli ultimi sette anni

330 mila persone hanno abbandonato l’Albania negli ultimi sette anni. Un’intera città come Fier o Durazzo.

Negli ultimi sette anni (2011-2017), circa 330 mila persone sono emigrate dall’Albania. I dati, resi pubblici dall’INSTAT (l’ISTAT albanese), mostrano la dolorosa realtà per la quale, a 28 anni di distanza dalla prima emigrazione di massa, gli albanesi vogliono ancora andarsene e molto poco vogliono ritornare.

Dal 2011 c’è stato un aumento del numero di albanesi che hanno lasciato il Paese. Dopo il picco di 52.000 emigranti di quell’anno, gradualmente il fenomeno era diminuito negli anni successivi, fino ad una ripresa sostanziale nel 2017, con circa 40.000 persone andate via.

Nonostante, a dire il vero, ci siano anche parecchi albanesi di ritorno, il numero di coloro che vanno via è sempre più alto, per cui il saldo rimane sempre negativo. E stando alle cifre INSTAT, dal 2017 la situazione è decisamente peggiorata.

I dati mostrano che l’anno scorso il numero di emigrati è stato di 39.905 persone, a fronte di 25.003 immigrati. La migrazione netta (la differenza tra emigrati e immigrati) risulta pertanto di -14.902 persone. Nel 2016 la differenza era molto più bassa, meno di 10.000 persone. Questo indica che c’è più gente che sta andando via e in pochi stanno tornando.

Negli ultimi sette anni, complessivamente, il totale delle persone allontanatesi dall’Albania è pari o superiore al numero di abitanti del secondo distretto più grande del Paese, quello di Fier, che ha 302.000 abitanti. Segue il distretto di Durazzo con 285.000.

L’emigrazione, insieme al calo della fertilità, sono le principali ragioni della diminuzione della popolazione. Dati Instat alla mano, al 1 ° gennaio 2018 la popolazione albanese aveva raggiunto i 2.870.324 abitanti, in calo dello 0,2% rispetto al 1 ° gennaio 2017.

Perché gli albanesi continuano a emigrare?

La fuga dei cervelli sta danneggiando seriamente il servizio sanitario nel Paese. Secondo i dati dell’Ordine dei Medici albanesi, negli ultimi tre anni oltre 600 dottori hanno lasciato l’Albania, 167 solo l’anno scorso, e si tratta principalmente di cardiologi, ortopedici e pediatri. La preparazione di un medico richiede almeno 20 anni di istruzione, quindi il loro rimpiazzo è difficile. E capitano, pertanto, le emergenze come negli ospedali di Saranda, Përmet e Dibër che sono quasi senza personale medico.

A differenza dei primi anni ’90, il problema degli ultimi anni è la partenza di forza lavoro qualificata o super-qualificata. Di fatto, è un problema che sentono sia le imprese albanesi che le imprese straniere che hanno delocalizzato in Albania, specie call center e aziende dell’IT che iniziano ad avere meno interesse verso l’utilizzo di semplici operatori e cercano lavoratori più specializzati, come quelli dell’area web management e web marketing.

Accanto ai dati dell’Instat, bisogna leggere poi quelli dell’Eurostat, che riportano di come durante gli anni 2015-2017 hanno cercato asilo nei Paesi dell’Unione Europea 132 mila albanesi. E a questi bisogna aggiungere le cifre delle migliaia di albanesi usciti verso l’estero con in mano un contratto di lavoro, per motivi di studio, con la carta verde della Lotteria Americana, con le richieste di soggiorno in Canada. Senza considerare il caso limite dell’Australia, in cui sta crescendo l’immigrazione clandestina degli albanesi che cercano di riunirsi ai familiari regolarmente residenti lì.

Andando ad analizzare la fascia anagrafica degli emigranti, non sfugge l’emigrazione delle nuove generazioni, che ha riflesso immediato sulla produttività del Paese, ma ne avrà anche uno sul lungo periodo in relazione alla probabile instabilità dello schema pensionistico albanese.

Il dato più sconfortante è che metà degli albanesi che ancora vivono in Albania hanno in programma di lasciare il Paese. Secondo il sondaggio che ha fatto il Barometro dei Balcani, il 50% degli intervistati nel 2017 ha risposto che sta progettando di lasciare l’Albania, una tendenza in aumento, dal momento che nel 2016 si stava su un 48% degli intervistati.

Le forze politiche del Paese devono sicuramente continuare a lavorare sui due temi caldi dell’occupazione e di una paga adeguata e in linea con il costo della vita albanese, in alcune città decisamente fuori da ogni logica di minima proporzione.

Altrimenti il rischio sarà, da una parte, di una fuga di menti brillanti verso Paesi che non hanno speso niente per la loro preparazione ma ne colgono i migliori frutti e, dall’altra, di avere un’Albania fatta di anziani a cui non si saprà garantire nemmeno una vita dignitosa da pensionati.

© 2018, Katia Pisani. All rights reserved.

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