La ‘Casa delle Foglie’. Apre al pubblico il Museo dei Servizi Segreti albanesi

Il Muzeu Kombëtar i Përgjimeve, altrimenti noto come Shtëpia me Gjethe, il 23 maggio ha aperto le sue porte su una delle pagine più cupe della storia albanese dell’epoca comunista. Ve lo traduco in italiano e capirete subito. Si tratta del Museo Nazionale dei Servizi Segreti, allocato in un edificio conosciuto anche come La Casa delle foglie. Si trova proprio nel cuore di Tirana, vicino alla Banca Nazionale d’Albania e di fronte alla Cattedrale Ortodossa.

La costruzione originale risale al 1931, quando l’illustre medico Jani Basho, originario di Pogradec e medico personale di Re Zog, volle creare la prima rete ostetrica in Albania. Quindi, all’inizio, l’edificio funzionava come clinica ginecologica. Infatti, il 5 aprile 1939 qui nacque Leka, il figlio di Zog e della Regina Geraldine.

Poi, pochi giorni dopo, l’Albania fu invasa dall’Italia fascista e, come le tessere di un domino, arrivò il disastro. Durante l’occupazione tedesca del ’43-’44, l’edificio venne requisito dalla Gestapo. Impronta che, evidentemente, lo accompagnerà sinistramente anche dopo la fine della guerra. Il Governo albanese, infatti ne riprese possesso e, dal 1950, iniziò ad utilizzarlo come ‘ufficio’ di investigazione per la sicurezza nazionale. La rigogliosa vegetazione e le foglie rampicanti perenni sulle sue mura son valse all’edificio il suddetto nome di Casa delle Foglie.

Asgjë nuk është ashtu siç duket– Niente è come sembra

Casa_delle_Foglie_TiranaUna anonima, come forse tante altre, villa in pietra rossa celata dagli alberi che diventò la sede operativa della tristemente nota Sigurimi, la polizia segreta di Stato del regime comunista albanese. Uno ‘staff tecnico’ al quale vennero attribuite le funzioni di rintracciare i nemici –spesso-immaginari- dello Stato, fare interrogatori, procedere con le torture estorsive e non solo. Tutta la rete telefonica nazionale veniva sorvegliata da questo edificio. Cimici e intercettazioni, intercettazioni e cimici. Un mega-centralino al quale nemmeno le Ambasciate straniere sono state immuni. Il Museo mostra gli strumenti del mestiere: fotocamere, monitor, registratori, amplificatori, laboratori fotografici, laboratori chimici, ricevitori radio, computer, insomma gli strumenti di base utilizzati dagli agenti per effettuare questo tipo di attività.

Alla pagina http://tesheshi.com/nje-udhetim-ne-kohe-tek-shtepia-gjethe-dhe-rrefimi-ish-kryeinxhinierit-te-sigurimit-cimkat-tona-vleresoi-dhe-cia/ potete trovare l’intervista integrale a Nesti Vako, ex capo-ingegnere e una delle persone più importanti all’interno della Casa. Da questo articolo ho tradotto sommariamente la descrizione degli ambienti che leggete qui sotto in corsivo.

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Nella prima stanza a sinistra del primo piano c’è il primo documento ufficiale riguardante la creazione dei Servizi Segreti albanesi dopo la seconda guerra mondiale. Il documento riporta in calce la firma di Enver Hoxha. Nella stanza si trova anche una foto del Dr. Jani Basho insieme a Re Zog.

La seconda stanza è quella che è servita come sala di investigazione durante il terribile periodo di Koçi Xoxe, così come, poi, qui venne egli stesso sottoposto a indagini e condannato per attività pro-Jugoslavia.
Su di una lavagna ci sono la maggior parte dei metodi di violenza usati dalla Sigurimi contro le persone che “processava”.

Dopo la seconda camera, gli strumenti violenti scompaiono per lasciare il posto alla tecnologia: registratori e microfoni, potenti macchine fotografiche con maxi-obiettivi che permettevano di fotografare anche il Monte Dajti. E ancora, videocamere e amplificatori. Tutte apparecchiature elettroniche acquistate esclusivamente nella Germania dell’Est, le stesse che usavano i servizi segreti tedeschi ma anche quelli americani.

La sala più interessante è quella dei trapani. E’ chiamata così perché ci sono diversi utensili da foratura, come trapani o trivelle, usati per fare buchi nelle pareti delle abitazioni per introdurre attrezzature da intercettazioni e per la radiodiffusione.
A proposito di attrezzature da intercettazione, le leggende metropolitane hanno creato miti degni del miglior James Bond: dal mantello con macchina fotografica incorporata, alla radio-pipa, fino ad arrivare all’elmo di Skanderbeg modificato per assorbire le onde radio.

Al secondo piano si trovano alcuni macchinari che sembrano usciti fuori dai libri di fantascienza di Jules Verne. Uno di questi, se acceso, trasmette, tramite altoparlante, l’audio pulitissimo e perfetto della voce delle persone che sono al primo piano.

Poco più lontano, un telefono a tastiera degli anni ’80 che corrisponde ad un numero di Tirana.

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Ingresso_Casa_delle_Foglie_Tirana

“Le foglie simboleggiano il segreto, il bosco e, quindi, anche la Bella Addormentata delle fiabe che, in un certo senso, è questa casa. Una Bella Addormentata da risvegliare, da riscoprire”

La Casa delle Foglie, nella sua nuova presentazione al pubblico, rientra nell’ormai consolidato processo di trasformare i luoghi storici in Musei della memoria collettiva. In tal senso, è un pezzo del mosaico, come lo sono il Bunkart 1 e il Bunkart 2, altri luoghi del disvelamento dell’atroce passato comunista albanese. La Casa diventa, pertanto, la testimonianza toccante di un regime che per decenni ha cercato il controllo totale sui corpi e sulle anime degli uomini.

E, per quanto le si voglia, turisticamente, attribuire una certa attrattività, seppur vagamente macabra, le sue stanze riaperte al mondo sono quanto di più catartico ci possa essere per la coscienza albanese stessa.

Le foglie si dipanano, i rami si discostano. I fantasmi degli uomini e delle donne del passato prendono sostanza giusto il tempo di manifestarsi ai posteri e urlare silenziosamente che quel che è stato non deve più accadere. Le vittime chiedono di non dimenticare. I carnefici chiedono un perdono che, forse, avrà bisogno di tanto tempo ancora per arrivare. Poi, grate agli sguardi degli astanti che hanno compreso, queste anime possono ritirarsi nella loro eterna evanescenza.

 

 

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