Selcë e Poshtme: le tombe imperiali illiriche

Il nome Selcë e Poshtme (Selza inferiore, in italiano) si sente poco o nulla, anche se al suo interno nasconde ricchezze eccezionali, ricchezze che portano indietro ai tempi degli Illiri e che, insieme con la gente di queste parti, sembrano essere state lasciate fuori da ogni mappa o traccia scritta, come se non si conosca affatto la zona o, peggio ancora, essa sia stata deliberatamente lasciata al completo oblio.

Il paese è quasi nascosto a circa 100 chilometri dalla capitale Tirana, in mezzo alla Mokra (nella regione di Pogradec), la provincia nella quale tutto parla il linguaggio della storia che qui è cominciata, secondo i documenti, intorno al IV secolo a.C.

L’antica tribù illirica dei Desareti ha vissuto in questa zona e le antiche rovine trovate qui si pensa possano appartenere alla loro capitale, l’antica Pelion (conosciuta anche con il nome di Pelio, n.d.t.). Nelle tombe monumentali non troviamo niente, ad eccezione di una ex guardia che, come dice, è andata in pensione anni fa. Eppure, Kudret, questo il nome della ex-guardia, è colui che ci accompagna attraverso le tombe imperiali.

Le tombe

Sono cinque tombe monumentali illiriche, quattro delle quali costruite nella roccia, mentre una è basata su grandi blocchi di pietra. L’interno consiste in anticamera e camera di sepoltura con un letto di pietra per adagiare il corpo del defunto. Sulle tombe c’è una sorta di piazzale da orchestra, probabilmente utilizzata durante il rito funebre. In una delle tombe è stato scoperto un ricco inventario di armi, vasi di bronzo e terracotta, gioielli d’oro ed emblemi che rappresentano mitologiche scene di combattimento.

Tomba I

tombe selce e poshtme voce aquila albaniaLa Tomba I è costituita da una camera di sepoltura rettangolare con anticamera o piazzale. Una volta a botte copre la camera sepolcrale, la cui altezza è 2,10 m. La facciata della tomba ha un colonnato di pilastri dorici con capitelli del tipo a ordine ionico. Sulla facciata tracce di pittura sono ancora visibili. Nella camera di sepoltura ci sono due strati di roccia intagliata, uno contro la parete laterale e l’altra contro la parete posteriore. Questa tomba è orientata verso la monumentale tomba macedone a partire della seconda metà del 4 ° secolo a.C.

Tomba II


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La Tomba II ha due elementi: di sotto è una camera sepolcrale rettangolare con scale che portano verso il basso, si pensa originariamente sigillati con lastre di pietra. Sopra vi è un complesso come quello dei teatri, con due file di sedili che potrebbero essere serviti per eventuali rituali o per le visite dei familiari al defunto.

Tomba III


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Questa tomba è su due livelli.

Il livello superiore è un esaedro tagliato nella roccia, come nell’emiciclo ionico, con otto pilastri i cui capitelli sono stati scolpiti separatamente a fiancheggiare l’ingresso. A sinistra c’è una nicchia con un rilievo inciso con un Bucranium (decorazione che riprende lo scheletro della testa di bue, n.d.t.) e un elmo di Pergamo. A destra c’è un rilievo di uno scudo illirico-macedone. Il pavimento della tomba sembra aver avuto un mosaico, anche se non ne è rimasta traccia. La porta, che un tempo sarebbe stata sigillata, conduce ad una stretta camera.
La seconda camera ha un’alta volta a botte e conteneva due sarcofagi splendidamente scolpiti a strati. Dieci sepolture sono stati rinvenute in questa camera, alcune in sarcofagi e altre nel pavimento. Alcuni dei corredi funebri sono ora in mostra a Tirana. Alcuni studiosi ritengono che questa tomba potrebbe essere stata luogo di sepoltura di una famiglia reale o di una intera dinastia. Tra i corredi sono stati rinvenuti orecchini d’oro, collane, spille, anelli, tutti di tipo ellenistico, raccordi a nastro, ferro, un ornamento d’argento raffigurante una scena di battaglia, armature, punte di lancia e 30 recipienti di ceramica.

Tomba IV

tombe selce e poshtme voce aquila albaniaLa Tomba IV ha una facciata alta 5 m con due colonne ioniche scolpite separatamente e la trabeazione e timpano (sono termini architettonici, indicano grossomodo la disposizione delle strutture di sostegno di parti sovrastanti, n.d.t.) di un tempio.

E’ la tomba più monumentale di tutte. La facciata non è più in situ, anche se alcune parti sono ancora visibili sul terreno. La camera sepolcrale coperta è scolpita in una volta a botte ed è stata originariamente ricoperta di gesso dipinto. La camera contiene un unico sarcofago fatto con lastre di pietra, derubato nell’antichità. Sette nicchie sono scavate nella roccia della lunga facciata, parzialmente coperta con iscrizioni che potrebbe essere state fatte dal costruttore della tomba o dal responsabile dei lavori, secondo quanto pensano gli archeologi.

Tomba V


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L’ultima tomba ha lo stile di quelle macedoni (formate da camera a volta, facciata architettonica con porta monumentale, corridoio e tumulo, n.d.t.) e consiste di anticamera e camera di sepoltura reale, entrambe coperte e costruite in bugnato (blocchi di pietra sovrapposti a file sfalsate, n.d.t.). Una lastra di pietra a rilievo serve come falsa porta di accesso alla camera di tomba. Nella camera stessa ci sono i resti di tre sarcofagi in forma di klinai (dei letti conviviali sui quali si mangiava semisdraiati, del tipo del triclinio usato dagli antichi Romani, n.d.t.). I sarcofagi sono stati utilizzati principalmente per le sepolture del corpo e solo in un secondo momento vi sono state poste urne e corredi funerari. La tomba, però, è stato derubato nell’antichità.

Considerazioni finali

L’impressione che danno le tombe è duplice: da un lato siamo di fronte a qualcosa di incredibile, ma ci si scontra anche con la brutta sensazione che crea il loro abbandono. Nelle camere sepolcrali di pietra si distinguono facilmente i danni causati dallo scorrere del tempo ma anche dall’umidità, e ancora frane e scalfitture.

Anche i rilievi ornamentali sono stati danneggiati, per cui è spesso quasi impossibile rilevarne i contorni netti e dar loro una forma esatta. Sono stati lì per secoli come simboli identificativi del fatto che queste tombe sono state create per i capi o per i re illirici ed i ricercatori hanno spesso ipotizzato che una di esse appartenesse al re illirico Bardhyl, mentre un’altra forse a Clito e una terza a Monun. Eppure, oggi è doloroso vedere come la loro situazione peggiora di giorno in giorno.

Le tombe sono state scoperte per la prima volta negli anni ’48 – ’49 e, completamente, negli anni 1971-1972. Ora sono totalmente alla deriva, essendo sotto la minaccia di quanti, abusivamente, vengono a scavare per tutto lo spazio che li circonda. Certo, chiedere a Kudret di proteggere da solo questo posto è troppo, eppure lo ha fatto, spesso rischiando la vita.

L’unica speranza è la strada in costruzione che collegherà Quksin con Qafë Plloçën. Sarebbe sufficiente per questi monumenti che venissero restaurati correttamente, in modo che l’area diventi un vero e proprio parco archeologico e poi metterlo nella lista delle destinazioni turistiche. Ciò garantirebbe più turisti stranieri ma anche albanesi e, di conseguenza, porterebbe un maggiore sviluppo alla gente del posto.

Riadattamento dell’articolo originale in albanese disponibile al sito http://blitz.al/marin-mema/te-varret-mbreterore-ilire/

La descrizione dettagliata delle tombe è tratta dalla pagina Wikipedia in lingua inglese, da cui sono prese anche le foto inserite nell’articolo.

 

 

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