Slow Food Albania: gliko e mishavin

Non tutti lo sanno, ma l’Albania rientra nei Paesi del mondo detentori dei cosiddetti Presìdi Slow Food, cioè quei prodotti alimentari certificati in quanto ottenuti da processi agricoli eco-sostenibili e rispettosi della biodiversità. I Presìdi albanesi Slow Food sono due: il gliko e il mishavin. Vediamoli insieme, seguendo le descrizioni precise fornite dallo stesso sito della Fondazione.

GLIKO

aquila albania slow food Tipico della zona di Përmet, nell’Albania meridionale, il gliko è una composta fatta di frutta o verdura intera.  Quello tipico, infatti, è fatto con il mallo di noci, ma ne esistono varietà fatte con ciliegie bianche, melanzane, fico selvatico, prugne o albicocche. La frutta viene lasciata a mollo per un’ora e venti in acqua fredda e calce, poi viene unita allo zucchero e bollita per circa un’ora in un pentolone di rame, aggiungendo di tanto in tanto del limone per evitare che la frutta annerisca. A fine cottura, la frutta avrà assorbito lo sciroppo di zucchero, quindi la si lascerà raffreddare per permetterne il confezionamento in vasetti.

Il gliko è prodotto anche a livello industriale; sebbene la qualità non abbia paragoni con il prodotto artigianale, il prezzo è più concorrenziale, motivo per il quale fino ad ora la Fondazione Slow Food ha potuto registrare il Presìdio gliko solo a nome di una azienda, la ‘Almeg’, di proprietà di Eftali Qerimi e Odeta Nasi, che dà lavoro a circa 20 donne della zona.

Per eventuali contatti, si può consultare la sezione Produttori al seguente indirizzo: http://www.fondazioneslowfood.com/it/presidi-slow-food/gliko-di-permet/

MISHAVIN

aquila albania slow foodDal sud dell’Albania ci spostiamo a nord, nella zona di Kelmend, e passiamo dalla frutta ad un prodotto caseario: il mishavin.
Questo formaggio si produce esclusivamente nei mesi estivi, utilizzando quantità variabili di latte vaccino, ovino e caprino. La cagliata ottenuta è tagliata in strisce spesse, che vengono, poi, chiuse in un panno e pressate leggermente per facilitarne lo spurgo. Quindi, il formaggio viene ridotto in pezzi grossolani e lasciato asciugare all’aperto, al riparo dal sole, per un periodo compreso fra i 7 e i 10 giorni. Dopo il periodo di ‘asciugatura’, si sbriciola finemente a mano, si aggiunge il sale e si lascia invecchiare in un barile di legno che viene bucato sul fondo per far fuoriuscire eventuale siero in eccesso. Nella parte superiore del barile, invece, uno spesso strato di burro fuso intero o chiarificato è sistemato in modo tale da chiudere a tappo il formaggio. Dopo circa due mesi, il mishavin è pronto. Il suo colore sarà bianco paglierino, la consistenza granulosa si sarà compattata durante l’invecchiamento e la chiusura in barile gli avrà conferito un retrogusto piacevolmente piccante.

Come scritto nel sito della Fondazione, al momento sono 16 le famiglie del Kelmend che si occupano della produzione del mishavin. Abitano nei paesini di Lepushe, Budaç e Vermosh e i loro nomi sono riportati nella sezione Produttori, a questo indirizzo internet http://www.fondazioneslowfood.com/it/presidi-slow-food/mishavin/

Della zona del Kelmend, ne abbiamo parlato anche in un altro articolo, questo qui Kelmend e Shkrel, turismo montano

Oltre a questi 2 Presìdi, l’Albania ha ben 24 prodotti della cosiddetta Arca del Gusto Slow Food. Li potete leggere in questo articolo Arca del Gusto, cibi tipici albanesi

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